Licenziamento disciplinare

Due recenti sentenze della Cassazione hanno dettato importanti principi in materia di licenziamenti per giusta causa di natura disciplinare. In proposito si premette che, secondo l’articolo 2119 del Codice civile, il licenziamento per giusta causa è il recesso del datore di lavoro motivato da una causa che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria del rapporto di lavoro. Il licenziamento per giusta causa di natura disciplinare ricorre, quindi, quando la “giusta causa” si sostanzia in un inadempimento disciplinare. Con la prima sentenza (n. 5548 dell’8 marzo 2010) la Suprema Corte ha indicato un’ipotesi tipica di licenziamento disciplinare. Ha affermato, infatti, che:
. Una violazione dei doveri di cautela e di attenzione è pregiudizievole del rapporto fiduciario e passibile di licenziamento;
. La semplice condotta colposa del lavoratore, quando è abbinata ad un rapporto fiduciario, come può essere la custodia dei beni patrimoniali dell’azienda, può portare al provvedimento disciplinare del licenziamento.
Con la seconda sentenza (n. 6437 del 17 marzo 2010), la Cassazione ha ribadito che, allorquando il licenziamento “per giusta causa” ha natura disciplinare, deve essere assoggettato alle garanzie previste dai commi 1, 2 e 3 dell’articolo 7 della legge n. 300/1970, e, cioè, pubblicità del codice
disciplinare, contestazione dell’addebito e audizione a difesa del lavoratore, che può farsi assistere da un rappresentante dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato.


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